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Augustus Waters era un bastardo che adorava autocelebrarsi. Ma noi lo perdoniamo. Lo perdoniamo non perché avesse un cuore buono in senso figurato quanto quello autentico faceva schifo, non perché ne sapesse di più su come si tiene una sigaretta in bocca di qualunque altro non fumatore della storia, non perché ha ottenuto la sorte di vivere diciotto anni quando avrebbe dovuto viverne di più. – Diciassette
– Sto dando per scontato che tu abbia ancora un po’ di tempo, bastardo rompiballe.
– Credetemi – ha ripreso, – Augustus Waters parlava così tanto che sarebbe stato capace di interrompervi al suo stesso funerale. Ed era presuntuoso: buon Gesù, quel ragazzo non si faceva mai una pisciata senza meditare sulle abbondanti risonanze metaforiche dello spreco di liquame umano. Ed era anche vanitoso: non credo di aver mai incontrato una persona fisicamente attraente tanto consapevole di esserlo. Ma vi dico questo: quando gli scienziati del futuro si presenteranno alla mia porta con gli occhi robotici e mi diranno di provarli, io dirò a quegli scienziati di sparire, perché non voglio vedere il mondo senza di lui.

Colpa delle stelle, John Green (via untrenochepassa)

Un’amicizia così

(via respiroanime)

«E poi, una volta espressa la mia argomentazione retorica, mi metterei gli occhi da robot, perchè, insomma, con gli occhi da robot probabilmente si vede sotto le magliette delle ragazze.
Augustus, amico mio, buon viaggio.»

(via comequandomihaiguardata)

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